Comune di Olbia

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Protocollo d’intesa tra il Comune di Olbia e la Fondazione Michelucci

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Comunicato Stampa

Siglato protocollo d’intesa tra il Comune di Olbia e la Fondazione Michelucci per dare nuova vita alla grande opera architettonica

Siglato ieri il protocollo d'intesa fra il Comune di Olbia e la Fondazione Giovanni Michelucci. Obiettivo della nuova partnership è la rigenerazione del teatro Michelucci, ultima opera del celebre architetto toscano sorta oltre 20 anni fa nel quartiere di Olbia-Mare. L'accordo firmato fra il sindaco Settimo Nizzi e il presidente della Fondazione, Giancarlo Paba, si inserisce all’interno del progetto ITI che darà vita ad una significativa opera di rigenerazione urbana nell’Ansa Sud della città.

«Quest’opera è passata attraverso diverse amministrazioni. – afferma il primo cittadino olbiese - Fu iniziata da Gian Piero Scanu, poi ci furono altri sindaci. Durante una mia passata amministrazione, abbiamo avuto la fortuna di ultimarla, ma non l’abbiamo utilizzata per gli scopi per cui era nata. Con il mio nuovo mandato ci siamo posti come obiettivo di valorizzare il Michelucci come merita. E l’importante documento che abbiamo siglato è un passo fondamentale nella strada che stiamo percorrendo».

I primi progetti saranno la nascita di una biblioteca internazionale e l'avvio di laboratori teatrali in collaborazione con il Liceo Artistico e Musicale Fabrizio De Andrè.

Così commenta il Presidente della Fondazione Michelucci Giancarlo Paba: «Abbiamo accolto in maniera positiva questa proposta dell’amministrazione poiché si sposa appieno con la nostra filosofia. La Fondazione ha un’importante dimensione sociale,  si occupa dell’inclusione, della rigenerazione nei quartieri delle periferie. Nel protocollo la Fondazione si impegna a collaborare anche in questa dimensione sociale del piano, non solo del teatro, ma dell’intera area: il teatro è il perno di un’intera parte del territorio che sarà protagonista del progetto».

Lo stesso Architetto Michelucci aveva una visione delle opere come “architetture vive”, dinamiche e aperte alla trasformazione, come luoghi di incontro e di rigenerazione funzionale.