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Le piccole storie di Olbia - 4a parte

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La macelleria del signor Paolo Spano noto "Saccheddu" era in Piazza Matteotti e, in casa, gli Spano preparavano salsicce, il sanguinaccio e la testa in cassetta. Come condimento si usava il lardo e lo strutto; i poveri estraevano l'olio dal lentischio, invece l'olio di oliva lo portavano dai paesi e si vendeva per le strade. Il negozio più caratteristico era quello del Signor Benedetto Cristo, aperto alla fine degli Anni Venti in Corso Umberto. Il proprietario, un Ponzese simpatico ed onesto, vissuto per anni in America, era specializzato nella vendita di baccalà, aringhe, gallette, conserva di pomodoro; fece conoscere ai terranovesi la pasta Voiello ed era il fornitore della Regia Aeronautica.
A quei tempi giravano per la città molti ambulanti, ricordiamo il Signor Diego Bonomo che vendeva pelli di volpe, uova, cestini, tordi, pernici e lepri e la sera si recava all'Isola Bianca per la partenza della nave diretta a Civitavecchia. Sempre all'Isola Bianca vendevano artigianato sardo in pelle il Signor Salvatore Mesina ed i suoi figli. Una famiglia terranovese, gli Spano noti "Ciaffiu", commerciavano in frutta e verdura, pesci e mitili. I venditori di mirto come il Emanuele Cocco offrivano anche granchi, cozze, anguille, arselle, ostrichette di scoglio, cannolicchi, bocconi, asparagi, pere selvatiche, corbezzoli e funghi.
Le lumache le portava da Sassari Francesco Mulas. Da Napoli era arrivato nel 1923 a Terranova Carmine Merone e la sua famiglia. Giravano con i carretti e barattavano abiti vecchi e stracci con articoli casalinghi. Bellarosa, da qui il soprannome, vendeva bellissimi fiori finti fatti da lui. Negli anni seguenti arrivò in città il Signor Lizzano, d'origine barese, che vendeva pizzi e merletti adagiati su un ombrello aperto o portati a tracolla. Gli Orgiu vendevano per le strade oggetti in rame e in ferro battuto. In quegli anni in città abitavano dei grandi cacciatori. Ricordiamo Miuccio Farina, Ziu Corigheddu, il commerciante di bestiame Nicola Fresi, l'orefice Ghelfi. Infatti, Terranova ed il suo territorio, rappresentavano un vero paradiso che richiamava moltissimi cacciatori di cinghiali, lepri, beccacce, quaglie, tordi e pernici. Queste, al mercato, costavano allora tre lire al pezzo. Il paese si animava quando in serata rientravano gli uomini con i carnieri pieni e i loro cani da caccia invadevano le piazze e le vie. Terranova si estendeva fino ai cancelli di San Simplicio; oltre c'erano solo vigne, orti e campagne. I matrimoni generalmente si svolgevano a piedi e, raramente, in macchina.
In quegli anni, in Piazza Regina Margherita, piastrellata dal 1935, c'erano una pompa di benzina, l'edicola di Battista Villa e, dove oggi c'è il Bar Mary, si trovava la Pizzicheria Sbriccoli di Norcia, con grande esposizione esterna di salumi.
Negli Anni Trenta erano presenti in città gli industriali caseari greci Lekas e Drivas, Kalantzi e Makris-Kapatsoris. Avevano scelto la Sardegna per l'ottima qualità dell'abbondante latte di pecora e si erano specializzati nella produzione della "feta" e di altro formaggio che esportavano in America. Ancora oggi, in Via delle Terme angolo via Santa Croce, esiste la struttura del caseificio Kapatsoris ed i vecchi strumenti di lavoro; una parte dell'edificio è stato ingegnosamente ristrutturata ed è la prestigiosa sede dello studio Arkitekton.
Negli Anni Trenta-Quaranta, oltre al potenziamento dell'industria casearia e della mitilicoltura, si sviluppò un'economia direttamente legata al porto. Infatti, bastimenti di piccolo cabotaggio collegavano le fornaci della Toscana alla Sardegna col trasporto di materiale edile, talco e carbone che, da Terranova, arrivava fino a Buddusò, nell'Ogliastra e, soprattutto, nel Nuorese. Quindi nacquero diverse ditte specializzate nella vendita di materiale da costruzione. In città i forni della calce di Marras si trovavano dopo il Ponte di Ferro sulla strada per Mogadiscio. Il calcare veniva trasportato dall'isola di Tavolara sulle cosiddette barche di zavorra "de sa saurra".
I primi trasporti con autocarri per i collegamenti con le province di Sassari e Nuoro erano effettuati dalla Ditta Mibelli con sede sul lungomare in via Genova. In Terranova vi erano circa 200 carrolanti che trasportavano derrate e materiali arrivati con i velieri ed i piroscafi.
Il banditore annunciava l'arrivo in porto di queste navi che spesso portavano anche stoviglie e masserizie provenienti generalmente da Ponza e dalla Toscana. I massai svolgevano attività agricole e piccoli lavori artigianali e di trasporto. C'erano i portuali divisi in due rami: per il carico e scarico merci ed i boari per il carico e scarico bestiame. Molto lavoro si svolgeva alla "Piccola", lo scalo merci. Vicino c'era, appunto, il campo boari, un recinto per il bestiame in attesa dell'imbarco, che poi venne trasferito dove oggi è il Centro Martini.
S'imbarcava formaggio, sughero, talco, lana, pelli, radica, scorza; si esportava molto pesce di "prima", a Roma e a Genova; i depositi più forniti erano quelli di Nanni e di Benetti in Via De Filippi.
I Benetti, di Viareggio, erano arrivati a Terranova alla fine dell'Ottocento con le paranze, commerciavano pesce all'ingrosso, lo esportavano nella penisola e lo importavano congelato dall'Olanda.
Si viveva già più dignitosamente; gli uomini si riunivano sempre in piazza e frequentavano i botteghini o "zilleri". Uno era quello di Tazzone dove oggi è lo Studio 21, un altro era in Piazza Matteotti. Qui, il sabato sera, arrivavano i pastori a cavallo, si facevano grandi bevute e spesso le serate finivano in risse e scazzottate. Una trattoria molto frequentata era quella di Compai Giuanni in Corso Umberto dove oggi è il negozio di Maloccu. Dagli Anni Trenta avevano fatto la loro comparsa i primi venditori ambulanti di gelati che giravano tutto il paese con i carretti bianchi dove il gelato, fatto in casa, veniva mantenuto nella sorbettiera. Ricordiamo il Signor Rino Piva, noto "Compare" e il Signor Bonomo.
Fin dai primi anni del secolo in tanti, dall'interno, arrivavano con i carri per acquistare tutto a Terranova, particolarmente predisposta per i commerci data la sua posizione geografica e, grazie al suo clima mite, luogo scelto anche dai pastori degli altipiani per svernare. Molto spesso si trattava di proprietari di grossi greggi che arrivavano per la transumanza e prendevano in affitto i pascoli. La piana di Terranova e il suo agro, paludoso e malarico, erano stati risanati tra il 1900 e il 1930. Ciò aveva portato ad un'ulteriore disponibilità di territorio agrario per i proprietari della città, poco inclini però, a sfruttarla direttamente.
In estate si andava all'Isola di Mezzo con le barche di Ziu Padellina e Ziu Nicola. Era frequentato anche lo stabilimento balneare a pagamento realizzato dal Signor Stefano Deiana, noto Ziu Cocciu: i Bagnetti, presso l'attuale Capitaneria, dove la sera si ballava in una Rotonda accompagnati da un'orchestrina.
Con la barca a motore di Ziu Filippo si raggiungeva la spiaggia del Padrongianus che, come veniva definito dal Giornale d'Italia del 30 agosto 1939 era "Il Lido di Olbia".
Lungo il Corso si trovavano le case eleganti e in via Regina Elena c'era la Caserma dei Carabinieri. I pescatori e gli arsellai vivevano in Piazza Crispi e nelle vie adiacenti; dove oggi è la proprietà Manunta c'erano le cosiddette "case di primera" di commercianti toscani di laterizi e di carbone come il signor Zecchini. Invece i fornai, i ramai, gli artigiani, i fabbri, i calzolai, i raccoglitori di mirto e i caldarrostai vivevano nel centro storico. Nella zona di San Simplicio abitavano per lo più vignaioli, ortolani, massai, carrolanti, maniscalchi e scalpellini.
Nel 1925 era stato inaugurato il Campo Sportivo Armando Casalini, ora Stadio "Bruno Nespoli". I calciatori del Terranova giocavano in un campo dove oggi è il Centro Martini. La squadra era seguitissima e, nel 1938, arrivò alla Serie C. Ricordiamo, tra gli altri, Rondello, Piro, Deiana, Jodice, Picciaredda, Piras, Paolino Careddu, l'allenatore Salvatore Satta e il presidente Gesuino Sardo. La formazione che affrontò la C era affettuosamente chiamata dai tanti tifosi "la squadra dei Negrini e dei Negroni". Oltre ai locali Careddu, Satta noto Menelik, Piras, Deiana e Spano, vi giocavano il portiere Miglio, Patalani, Squarcialupi, Benuzzi, Mandano; l'allenatore era De Palma, presidente sempre Gesuino Sardo. Durante il Fascismo, nel 1931, al Concorso Dux parteciparono 1.500 squadre provenienti da tutta Italia e quella di Terranova, allenata dal Signor Simplicio Deiana, si classificò prima assoluta. Il concorso comprendeva prove di ginnastica, corpo libero, salto ad ostacoli, corsa, lancio della palla di ferro, tiro al giavellotto e il cosiddetto percorso di guerra. Le finali si tennero a Roma, ogni squadra era composta da dieci adolescenti più un caposquadra.
L'otto giugno 1930 a Terranova fu presentata la nuova motonave "Olbia"; fu D'Annunzio a proporre il nome di battesimo per ricordare la località dove Lucio Cornelio Scipione sconfisse la truppa Cartaginese. Il cavaliere Linaldeddu, podestà dal 1926 al 1932, fu un grande sostenitore del cambiamento di nome da Terranova in Olbia che fu poi ufficializzato nel 1939. Il cavalier Linaldeddu, nel 1931, aveva fondato un Ginnasio Privato che operò per un triennio preparando una ventina di ragazzi. Solo nel 1938 venne istituita in città la Scuola di Avviamento Professionale, l'unica esistente oltre alle Elementari. Fino ad allora, chi voleva proseguire gli studi, doveva avere la possibilità economica di recarsi fuori: a Sassari, Tempio oppure nei Collegi Salesiani di Lanusei o Santulussurgiu.
Negli Anni Trenta, fino al dopoguerra, c'erano due gruppi di Aviazione: uno di stanza al Fausto Noce dove ancora esiste il rudere della palazzina-comando. Infatti, era stato allestito tra le due guerre, un campo di fortuna dell'Aeronautica Militare proprio dove oggi sorge il Centro Polisportivo Angelo Caocci e l'altro all'Idroscalo che, all'epoca, si chiamava "Anfossi". Nel 1930 era pilota all'Idroscalo il Tenente Pietro Bonacossa. Si distinse particolarmente nella Guerra d'Africa del 1936; era nella famosa squadriglia "La Disperata" comandata dal Conte Galeazzo Ciano, di cui facevano parte i due figli di Mussolini e Farinacci. Fu insignito della medaglia d'argento al valore militare e promosso ufficiale effettivo per meriti di guerra.
All'Idroscalo si tenevano feste date dal Comando Ufficiali, nacquero lì molti amori poi sfociati in matrimoni come quello Colonna-Manenti.
Nel 1938 moriva a Terranova Francesco De Rosa, nato nel 1854, maestro elementare ormai a riposo, conosciuto come "Mastro Ziccu", personaggio straordinario, scrittore e poeta, appassionato di archeologia e di tradizioni popolari. Collaborò con diversi musei europei e riviste nazionali; era anche in corrispondenza con Grazia Deledda che lo incoraggiò nelle sue ricerche sugli usi e i costumi dei galluresi e dei terranovesi in particolare. Di questi ultimi descrisse efficacemente il carattere nel suo ormai famoso "Tradizioni Popolari di Gallura" del 1899. E per chiudere questo nostro viaggio nella piccola storia di Terranova, dagli Anni Venti fino al brutale scoppio della guerra, riportiamo alcuni estratti dall'opera del De Rosa.
A quasi un secolo di distanza, è interessante osservare come i tratti salienti del carattere, degli atteggiamenti e della mentalità dei vecchi terranovesi si sono tramandati agli Olbiesi di oggi: "... Forti e coraggiosi, d'un coraggio che rasenta la temerarietà non guardano a pericoli, quando per necessità o fatalità vi si vedano esposti. Puntigliosi, caparbi, litigiosi, attaccabrighe, vendicativi, diedero origine a odi implacabili e inimicizie spesso secolari. Non pertanto si mostrano pieghevoli alla ragione e di cuore così magnanimo che facilmente riconoscono il proprio torto e perdonano ai nemici e agli offensori, quando ne vengono direttamente o per interposte persone richiesti... Poco ambiziosi, non s'abbassano ad accattar croci e titoli... Si mostrano poco inclinati ai severi studi e poco industriosi e intraprendenti: sia per naturale ignavia, causata dalla dolcezza di un clima inebriante; sia perché non regga loro il cuore di lasciare, neppure per brevissimo tempo un paese a cui sono teneramente affezionati.
Inclinano alla galanteria ed alle mode, che seguono oltre i limiti del possibile e del convenevole, e si mostrano golosi ed eccessivamente ghiotti, solleciti dell'oggi, noncuranti del domani. Inclinati al dolce far niente, al par dei popoli orientali, sono dediti ai giochi, ai passatempi, frequentando il teatro, i balli ed ogni privato e pubblico trattenimento... Fanno pure frequenti scampagnate, gozzovigliano spesso ed accorrono volenterosi ai caffè ed alle taverne. Hanno l'ospitalità per sacro retaggio, non badano a sacrifizi di sorta per accogliere convenientemente un amico, o chiunque cerca momentaneo ricovero nelle loro case. Prediligono il forestiero, sempreché non abusi della stima e della fiducia in lui riposta. Amanti della perfetta uguaglianza, non ammettono caste o ceti diversi fra le persone... Rispettano le altrui proprietà; onde raro avviene che un Terranovese si renda colpevole del furto o appropriazione indebita..."

Fine

Testo di Marella Giovannelli
pubblicato integralmente nell'Almanacco Gallurese del 1994/1995
ed. Chiarella Sassari

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