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Ritorno al Settecento per la Chiesa di San Paolo

Iniziati i lavori all’interno della Chiesa di San Paolo finalizzati alla bonifica dal punto di vista igienico-sanitario, statico ed estetico. Relativamente a quest’ultimo aspetto, verrà rifatta la pavimentazione nel rispetto assoluto delle geometrie e dei materiali originali. E’ stata infatti recuperata una parte del pavimento settecentesco, consistente in ottagoni di ardesia con tasselli in marmo di Carrara e, quello nuovo, sarà esattamente uguale all’antico.

Il direttore dei lavori, architetto Giovanni Fara, ha sottolineato un fatto abbastanza singolare, sul quale sarebbe opportuno avviare una ricerca: “ un pavimento uguale identico a quello della Primaziale di San Paolo di Olbia, risalente a metà del Settecento, lo abbiamo ritrovato( tenuto meravigliosamente) nella Chiesa del Carmine a Bosa edificata, però, alla fine del Settecento”. Si trattava di materiale d’importazione, arrivato forse dalla Liguria, già tagliato in questa forma.Il consulente per la parte storico-archeologica Dott.Agostino Amucano, ha spiegato che stanno venendo alla luce varie stratigrafie di pavimentazione. Sono state ritrovate alcune piastrelle in cotto di epoca sicuramente precedente a quelle settecentesche. Intorno al 1930 gli ottagoni di ardesia con i tasselli di marmo furono ricoperti da mattonelle in graniglia prodotte probabilmente ad Olbia dove esisteva una fabbrica ben avviata.

Negli anni Settanta il pavimento in graniglia fu ricoperto di moquette verde e restò in quelle condizioni fino al 1982 quando l’allora parroco Don Derosas, fece smantellare la moquette optando per le piastrelle in granito arrivate fino ai nostri giorni. Entro il prossimo Natale dovrebbero concludersi i lavori, finanziati dal Comune, per il “ritorno all’antico splendore” del pavimento della Chiesa di San Paolo.

Il Parroco Don Ruju tiene comunque a precisare che i lavori in corso non impediranno l’agibilità della Chiesa. Si sta procedendo per settori in modo da garantire la regolarità delle funzioni. La superficie interessata ai lavori è di 400 mq.; praticamente tutta la chiesa, escluse le aree del presbiterio e del coro. Prima della posa in opera del nuovo pavimento verrà verificata l’esistenza di eventuali altre botole e cripte oltre alle due già individuate il 7 gennaio scorso, contenenti le ossa dei componenti di almeno otto famiglie della città.
Le sepolture sono state effettuate in un arco di tempo stimato tra il 1747 e il 1835. Ma, stando agli scritti lasciati dal Maestro Francesco De Rosa, nella Chiesa di San Paolo dovrebbero trovarsi altre sei cripte. Se, nel corso dei lavori, si dovesse arrivare alla loro individuazione, eventuali scavi verrebbero condotti sotto la guida delle Soprintendenze competenti.

Qualche notizia sulla Chiesa di San Paolo

Ufficialmente intitolata alla Conversione di San Paolo, la primaziale di Olbia è stata anche l’unica parrocchia della città fino al 1954. L’edificio sorge sulla parte più alta del centro storico, ricalcando l'area dove in epoca romana sorgeva un tempio dedicato con ogni probabilità alla divinità Melkart-Ercole. Dalla stessa area provengono dei reperti che hanno rafforzato l’ipotesi di una frequentazione greca della città precedente alla fondazione cartaginese di IV secolo avanti Cristo. L’impianto attualmente visibile si fa comunemente risalire alla metà del XVIII secolo, come dimostrerebbe un’epigrafe su un arcone interno che riporta l’anno 1747, data che tuttavia indica con maggiori probabilità un restauro o una riconsacrazione dell’edificio chiesastico, che doveva risalire quantomeno ad epoca bassomedievale. Secondo l'ipotesi già avanzata da Dionigi Panedda, la Chiesa di San Paolo era la Cappella Palatina inglobata nella curia del regno. Questa abbracciava, non solo il Castello che sorgeva dove ora c'e' l'ex-Palazzo della Guardia di Finanza in Corso Umberto, ma tutto il complesso della curia. Mentre la chiesa di San Simplicio era fuori le mura, quella intitolata a San Paolo, era da sempre il luogo di culto più importante nel centro urbano. Nel 1553 il corsaro turco Dragut sbarcò a Terranova e devastò la città, fortezza e chiesa comprese. Ma la parrocchia di San Paolo continuò a funzionare, come testimoniano i registri di battesimo in cartapecora datati 1663.