| Il Sindaco | La Giunta | Il Consiglio | Le Commissioni | Regolamento | Statuto | INCittà | Home|

Il Gruppo folk olbiese

Il Gruppo Folk Olbiese rappresenta per la città di Olbia un punto di riferimento fisso nell’ambito delle attività di valorizzazione e promozione delle antiche tradizioni del territorio gallurese, soprattutto per quanto concerne i balli praticati dalle popolazioni locali, le musiche, i costumi.

Vanta un’ esperienza ormai collaudata dato che ha iniziato la sua attività nel lontano 1978, inizialmente muovendo timidi passi circoscritti alla realtà locale e attualmente saldamente piazzato nel panorama culturale non solo regionale ma anche nazionale e internazionale.

Il cammino percorso non è stato per niente facile e sono state superate diverse difficoltà, di carattere tecnico, organizzativo, economico, ma i risultati raggiunti sono notevoli e incoraggiano a proseguire con entusiasmo.

Il gruppo vede la sua nascita, come già detto, nei primi mesi del 1978, quando il Comitato di San Simplicio, impegnato nella organizzazione della festa di mesu maju in onore del Santo Patrono, sollecita alcuni giovani a costituire un gruppo che potesse ben rappresentare la città di Olbia sfilando in processione con gli altri gruppi folkloristici provenienti da diversi centri della Sardegna.

Il gruppo viene battezzato, in maniera un po’ ripetitiva, Gruppo Folk Olbiese, contro il parere di chi avrebbe preferito un nome più corretto sotto il profilo etimologico e più ricco di significati: Gruppo Olbiese di tradizione popolare.

Due anni più tardi, però, quando quei ragazzi senza esperienza acquisteranno la coscienza di rappresentare la propria città, si ribattezzeranno Gruppo Folk Olbiese - Tradizioni Popolari di Gallura e lo manterranno invariato.    

E’ stato necessario un paziente lavoro di ricerca per ricostruire le vesti tipiche degli olbiesi, ormai in disuso nella pratica quotidiana da  circa un secolo, lavoro che però si è rivelato di grande utilità nel più ampio progetto di recupero della cultura e delle antiche tradizioni galluresi che andasse oltre la semplice sfilata coreografica in occasione della festa patronale.
 
Il merito è da attribuire alla “ricerca e ricostruzione della foggia antica del vestire all’olbiese” fatta dall’appassionato studioso Lino Pes, che poco tempo prima ne era stato appositamente incaricato della Commissione Comunale per la tutela dei beni culturali e ambientali.

Il Pes aveva condotto uno studio bibliografico, fotografico, di comparazione e raffronto con paesi della medesima etnia, basandosi soprattutto sulla tradizione orale data la difficoltà di reperire capi di abbigliamento originali.
L’abito femminile, per esempio, è stato ricostruito sulla base di due capi fondamentali ritrovati presso alcuni privati: sa bunnedda a cappinu e su zippone.
Entrambi i capi ritrovati erano di colore nero, usati come abiti da vedova. Sono stati utilizzati come modello, ma per la ricostruzione dei colori si è dovuti ricorrere alla descrizione orale. I tessuti: su furesi, il panno diablo, l’alpaca, il velluto, il damasco, sono stati reperiti facilmente, rifatti con telai moderni, tuttavia abbastanza simili agli originali.

Lo stesso tipo di lavoro di ricostruzione è stato fatto per i gioielli: le spille, gli anelli, gli orecchini, ma anche per i ricami delle camicie, le trine e le pettorine che impreziosivano le scollature femminili.

Per il costume maschile ci si è rifatti soprattutto alla descrizione che ne fa il Valery dopo un viaggio in terra di Gallura nel lontano 1835 “…quel contadino barbuto, armato d’ un lungo fucile e d’un largo coltellaccio (gulteddo) attaccato nel dinanzi e sospeso a una correggia che serve di giberna, la testa inviluppata d’un cappuccio acuto e nero o bruno come il rimanente abito, eccetto i suoi calzoni, specie di mutande di tela bianca…” e un’altra del Casalis del 1840 più dettagliata. 

Non è stata cosa facile risalire con la massima precisione possibile alle forme originali dei costumi tradizionali. La molteplicità delle influenze esterne che hanno caratterizzato la storia della Gallura hanno reso  estremamente difficoltoso ricostruire l'evoluzione subita da questi capi di abbigliamento, che tanta importanza hanno avuto nella identificazione dell’appartenenza sociale e culturale dei possessori.
Tuttavia si è riusciti, gradualmente, a ricostruire tutti i capi più significativi, quelli maschili: da possidente e da popolano, quelli femminili: da ragazza, da donna, da vedova, senza trascurare quello da sposa.   

Parallelamente ai costumi Il Gruppo Folk Olbiese ha coltivato e coltiva, con piacere e fatica, i balli tipici della tradizione gallurese, notoriamente praticati in tutte le occasioni di festa e di incontro nella vita degli stazzi.
Vengono eseguiti quelli classici: Su ballu tundu, Su dillu, Lu passu a tre, Su ballu fioridu, S’istella, Sa danza, La pricunta, ma soprattutto, ed è questa la  peculiarità dei ballerini olbiesi, Lu scottis, ballo civile caratterizzato da una espressività trascinante e sensuale.
Non se ne conoscono esattamente le origini, qualcuno lo vuole derivante dalla Scozia, un po’ per il significato etimologico del termine, un po’ perché ricalca fortemente la connotazione dei balli di corte scozzesi. Quasi certamente trattasi di quella pelicordina segnalata dallo Smyth in una pubblicazione londinese del 1828, ballo che lo stesso aveva avuto modo di apprezzare durante una festa gallurese ed era stato eseguito insieme al Salto sardo e al Ballo tondo.

Durante l’arco di questo ventennio il Gruppo Folk Olbiese ha ovviamente vissuto mutamenti ed evoluzioni. I primi componenti, quelli che hanno dato origine e anima al gruppo, non ne fanno più parte, colpiti dalle umane vicissitudini o dediti ad inseguire i ritmi imposti dagli impegni lavorativi. L’unica fra i fondatori storici a tutt’oggi ancora “in servizio” è la Presidente, Ines Pinducciu, saldamente al timone di un’imbarcazione che sta prendendo coraggiosamente il largo.

Negli ultimi anni, infatti, l’illuminata gestione della sua Presidente ha portato il gruppo a conseguire apprezzabili risultati anche in campo teatrale. Grazie alla collaborazione con la Compagnia Teatro di San Pantaleo e soprattutto a Giancarlo Monticelli, raffinato regista milanese, sardo per amore e oggi Direttore Artistico del Teatro d’Inverno di Alghero, sono stati realizzati degli gustosi lavori teatrali, rappresentati in varie occasioni nelle piazze di diversi centri galluresi.

Merita una menzione particolare la rappresentazione, in lingua gallurese, di Laicu Roglia di Raica - Un bandito d’altri tempi -, tratta dal poemetto di Bartolomeo Pileri, che il regista ha mirabilmente incastonato nella magica piazzetta di San Pantaleo, regalando al pubblico presente la massima suggestione coreografica.     

Il Gruppo Folk Olbiese ha inoltre proposto al suo pubblico, quattro brevi ma gustose scene teatrali, intercalate con i balli della tradizione,  rappresentanti scorci di vita paesana,  divertenti quanto basta a sollecitare una risata ma anche qualche semiseria riflessione su comportamenti mai abbastanza privati da non coinvolgere tutta la comunità:

LI CALBUNAI, semiserio squarcio di vita dei lavoratori del carbone,  - LA PRICUNTA, giocosa messa in scena  della domanda di matrimonio di una giovane contadina, - L'ACCUNOLTU  ironica e frizzante rappresentazione del conforto ad una donna rimasta improvvisamente e provvidenzialmente vedovae LA PALTIMENTA, divertente divisione del patrimonio degli anziani genitori ai figli a alla nuora “istrangia”. Tutte  realizzate rigorosamente in lingua, anche con il prezioso apporto del poeta Paolo Russu, sono momenti di vita quotidiana  vissute nella realtà degli stazzi galluresi con intrigante partecipazione corale,  capaci di trasmettere al pubblico scampoli di quelle emozioni che hanno riempito la vita pur grama e tribolata dei nostri nonni.

A sostegno di questa attività allargata, il Gruppo Folk Olbiese ha recentemente costituito un’ associazione con le Compagnie Teatrali di Tempio, Sant’Antonio di Gallura, Calangianus, San Pantaleo, La Maddalena. Questo nuovo organismo ha finalità di promozione e valorizzazione dei diversi aspetti della cultura locale e l’ambizione di esportare un prodotto che le assegni il giusto riconoscimento nel più ampio panorama dell’Isola.
    
Un altro grande merito da attribuire all’attivissima Presidente è quello dell’insegnamento del ballo sardo nelle scuole.
Grazie alla lungimiranza e alla sensibilità di presidi e insegnanti, studenti e scolari di tutte  le scuole cittadine hanno potuto usufruire dell’insegnamento dei balli più significativi e unendo, come si suol dire, l’utile al dilettevole, hanno potuto apprendere in maniera divertente concetti  fondamentali che li riconducono indissolubilmente alle loro radici e gli regala un patrimonio di cultura essenziale per non essere travolti e inghiottiti dall'era delle immagini e della virtualità.

Il Gruppo Folk Olbiese  aderisce all’U.F.I.  (Unione Folklorica Italiana) conta sul sostegno di un pubblico affezionato e stimolante.  Sopravvive autofinanziandosi, affronta trasferte talora impegnative.

 
E parlando di trasferte, è doveroso far sapere che il Gruppo non si limita a portare alto il nome della città di Olbia solo in ambito locale, si sposta in tutta l’Isola, ma anche nella penisola e all’estero.
E’ stato apprezzato protagonista  a Metz, nel settentrione della Francia, in occasione del 2° Congresso Nazionale dei circoli sardi in Francia.
Ha partecipato in terra greca,  precisamente a  Salonicco, all’Incontro dei Focei,  una manifestazione organizzata dalla Lega Ellenica  fra popoli fondati dai Fenici, in rappresentanza della Città di Olbia, insieme con i rappresentanti  dello stesso Comune di Olbia.
Ha stretto rapporti di gemellaggio e scambi culturali con diverse realtà della Corsica e del territorio nazionale.

 Pina Calvisi

Contatti:
Gruppo Folk Olbiese
Indirizzo: Via Fontanesi,  n° 8 – 07026 Olbia (SS)
Tel. 0789/23459 - cell. 338-2389368
gruppofolkolbiese@tiscalinet.it 

 

Il Gruppo Folk Olbiese
 
Il Gruppo Folk Olbiese accompagna la statua di S.Simplicio, Patrono di Olbia e della Gallura
 
 
Coreografia
 
 
 

Foto G.F Di Salvo - Prime apparizioni moderne del Gruppo Folk - Dal libro di P.Moretti : "Olbia Testimonianze di vita"

 
Il caratteristico scialletto in un esemplare che risale al 1820 (foto Firinaiu) - Dal libro di P.Moretti : "Olbia Testimonianze di vita"
 
S'Imbustu dell'antico costume ( foto Firinaiu) - Dal libro di P.Moretti : "Olbia Testimonianze di vita"