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Olbia ricorda il Monsignore di tre generazioni

Sono passati ventidue anni dalla morte di Monsignor Cimino, ma gli Olbiesi non hanno dimenticato la sua figura carismatica di parroco dinamico, vigoroso e autoritario. E, da sabato scorso, via Santa Croce, a ridosso della chiesa parrocchiale di San Paolo, si chiama via Monsignor Francesco Cimino.
Nel corso di una breve cerimonia, seguita alla Santa Messa, è stata anche scoperta una targa commemorativa realizzata dal Club Lions. La decisione di dedicare al vecchio parroco una via nel cuore del centro storico era stata assunta due anni fa dal Consiglio Comunale di Olbia.

Monsignor Francesco Cimino, nato a Castelsardo nel 1889, assunse la guida dell’unica parrocchia cittadina nel maggio del 1926 quando Olbia sfiorava i diecimila abitanti. Era attento ai bisogni di tutta la popolazione e partecipava attivamente alla vita di ogni famiglia. La vita religiosa in città, grazie all'azione di Monsignor Cimino, Arciprete della Parrocchia di San Paolo, si era come svegliata da una lunga apatia. Nel 1927, dal 13 al 6 maggio organizzò il Congresso Eucaristico Diocesano e tutta la cittadinanza partecipò ospitando nelle case i pellegrini che arrivarono da tutta l'isola.

Nel primo anno della sua attività parrocchiale, Mons.Cimino, unì in matrimonio ben 30 coppie di terranovesi che convivevano da anni. Quando morì, 54 anni più tardi, la città si era praticamente triplicata e l’anziano sacerdote aveva effettivamente seguito la formazione di tre generazioni di olbiesi, testimone attivo e partecipe della storia cittadina. Era infaticabile e sempre al servizio della comunità, anche nei momenti più drammatici, segnati dalla miseria o dalla guerra. Uno dei giorni più tragici, che videro Monsignor Cimino, in prima linea nel prestare aiuto alla popolazione olbiese, fu il 14 maggio 1943. Quel pomeriggio una pioggia di bombe (333 da 500 libbre per un totale di 75.500 tonnellate di esplosivo) portò distruzione e morte in città. Il portico del palazzo comunale era rovinosamente crollato. Sotto le macerie rimasero uccisi alcuni portuali che si erano rifugiati sotto il Municipio per sfuggire ai bombardamenti.

Monsignor Cimino accorse immediatamente e coordinò la pietosa e difficile opera di recupero delle vittime; diede poi sollecita e concreta assistenza ai tanti sfollati che dovettero evacuare le abitazioni sventrate dalle bombe. Il bilancio di quella giornata fu tragico per Olbia: una ventina di morti, diversi feriti, sette navi affondate e numerosi edifici distrutti, soprattutto nel centro storico.

Monsignor Cimino ha seguito, nell’arco di tre generazioni, le alterne vicende di Terranova, prima e di Olbia poi. Sotto i suoi occhi, negli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta, il paese si è lentamente sviluppato fino alla svolta degli anni Sessanta che segnarono l’inizio di una crescita vorticosa con conseguenti, profonde trasformazioni all’interno della società olbiese.

E, nella memoria di tanti è ancora scolpito il ricordo di Monsignor Cimino a passeggio nei Giardinetti, o lungo il Viale Principe Umberto; era una sua abitudine giornaliera che mantenne fino agli ultimi anni; un modo per non perdere mai il contatto con la città, così cresciuta e così diversa… dal 1926 al 1980.

Prima di assumere la guida della parrocchia di San Paolo, fu canonico della cattedrale di Castelsardo, preside del seminario, vicario generale ed amministratore apostolico della diocesi di Tempio ed Ampurias.

 

Mons. Francesco Cimino
La targa realizzata dai Lions di Olbia
L'ex via Santa Croce, ora via Mons. F. Cimino
In secondo piano la cupola della Basilica di San Paolo