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Pianta schematica di Olbia del 1674

Cenni storici generali sulla città di Olbia

Una  fondazione  greca  della  città  di  Olbia è  attualmente  in discussione  da  parte  degli  studiosi,  non  essendoci  ancora prove  definitive  per  dimostrare  un’ipotesi  che comunque troverebbe già nel nome (olbìa polis, in greco, significa la “città felice”) e nel mito (che la vorrebbe fondata da Iolao, figlio di Ercole) dei suggestivi indizi.

Sicura è invece la fondazione della colonia cartaginese intorno alla metà del IV secolo a. C., situata in fondo al golfo e munita di cinta muraria. Un tratto delle mura occidentali, con relativa porta d’ingresso fiancheggiata da torri, è ancora visibile in Via Torino a testimoniare l’importanza anche urbanistica della colonia punica, le cui necropoli ci hanno restituito ricche testimonianze archeologiche.Nel 238 a.C. Olbia entra definitivamente nell’orbita romana, accrescendo col tempo la sua prosperità grazie alla felice posizione strategica.

Il suo porto, il più prossimo alle coste del Lazio, oltre ad essere il principale punto d’imbarco del grano sardo destinato a Roma, era assai importante come base militare e commerciale, inserito al centro di una rete di traffici con la costa tirrenica della Penisola, dell'Africa e della Spagna. 
La città romana divenne così il centro più rilevante della costa orientale sarda, e molto probabilmente insignita del titolo di municipium. Qui risiedette Atte, la liberta che Nerone, pur amando, esiliò ad Olbia dopo il suo matrimonio con Poppea. Oltre ai latifondi, Atte era anche proprietaria di una fabbrica di laterizi, il cui bollo Actes Aug(usti) l(iberta) è stato trovato impresso in numerosissimi mattoni provenienti da vari scavi.

Con la rovina di Roma e la conquista vandalica (466) Olbia entra in uno dei periodi meno conosciuti della sua lunga storia. Cinquanta anni dopo la riconquista della Sardegna da parte delle truppe di Bisanzio (534), alla fine del VI sec. d. C. la città compare come sede vescovile, ma con un nuovo nome, Phausiana, ed anche per ciò si è pensato ad uno spostamento dell’abitato qualche chilometro più all’interno. Dopo lunghi secoli di buio, che vedono la Sardegna prendere vieppiù le distanze dal potere centrale di Bisanzio con la conseguente formazione dei quattro regni giudicali indipendenti fra loro, nel 1113 la città riappare nelle cronache della storia col nuovo nome di Civita. Capitale del Giudicato di Gallura, la rinascita di Civita è collegata anche alla ripresa delle attività del suo porto, conseguente all’allontanamento della minaccia araba.

In questo periodo di recuperata floridezza, tra la fine dell’XI secolo e l’inizio del XII sec. venne edificata la chiesa romanico-pisana di S. Simplicio, nel mezzo di un’importante area cimiteriale fuori dalle mura urbane. Col tempo il Giudicato di Gallura perdette sempre più la sua autonomia, passando progressivamente sotto l’influenza di Pisa e della famiglia Visconti, fino a che nel 1296, alla morte di Nino Visconti, (quel “giudice Nin gentil” ricordato da Dante nella Divina Commedia), il Giudicato di Gallura venne confiscato dalla potente Repubblica Marinara. La presenza pisana portò ad un ulteriore mutamento del nome della città in Terranova, nome che perdurò per molti secoli ancora.

Nel 1323 inizia la conquista della Sardegna da parte degli Aragonesi, e Terranova fu una delle prime città a cadere in mano spagnola, una dominazione questa, che l’intera Isola dovette subire per circa cinquecento anni. Entrata presto nell’orbita del feudalesimo, la città fece dapprima parte della signoria e quindi della baronia di Terranova, ed elevata al rango di marchesato nel 1579. Durante questi secoli il centro conosce un inesorabile decadimento, dovuto anche al disinteresse che gli Spagnoli ebbero verso la parte orientale dell’Isola.
Al progressivo interro del golfo, diventato inagibile o quasi, si aggiunse il flagello delle incursioni piratesche (devastante per la città quella del corsaro 
Dragut del 1553). Perdipiù le pestilenze e la diffusione della malaria, portarono anche all’abbandono dell’agricoltura. All’indomani della grave carestia che colpì l’intera Isola nel Seicento, alla fine del secolo il paese non contava che 240 abitanti!

Le cose cominciarono a migliorare lentamente, ma costantemente, a partire dal 1718, anno in cui, col Trattato di Londra, la Sardegna passò a Vittorio Amedeo II di Savoia in cambio della Sicilia, precedentemente assegnatagli coi trattati di Utrecht e Rastadt (1714). Terranova comincia ad avvantaggiarsi subito della politica riformistica di Carlo Emanuele II che reinserì la Gallura nel circuito degli scambi tra la Corsica, la Francia del sud e Genova. Tra alti e bassi la ripresa divenne definitiva ed accelerata con la riunificazione del Regno d’Italia e lo spostamento della capitale a Roma (1870), che rese nuovamente privilegiato il porto di Terranova, più prossimo alla penisola. Sotto il Fascismo, nel 1939 venne deciso di ripristinare l’antico nome di Olbia, fatto questo che fu di buon auspicio.

La città subì i gravi bombardamenti degli anglo-americani, divenuto com’era il più importante scalo della Sardegna dopo Cagliari. Ma il vero e proprio “boom” demografico ed economico Olbia lo ebbe a partire dagli Anni Sessanta, con la creazione della Costa Smeralda, presentata ufficialmente dall’Aga Khan il 22 gennaio 1962 alla Regione Sarda e al Comune di Olbia, ed il conseguente, vorticoso sviluppo turistico dell’area nord-orientale della Sardegna, privilegiata per le sue bellezze naturali. Attualmente Olbia, che conta circa 50.000 abitanti, costituisce il più importante scalo-passeggeri della Sardegna, ed uno dei più importanti d’Italia.

Una delle iscrizioni settecentesche visibili nel centro di olbia
Olbia e l'approdo de La Bianca nel 1930
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