| Che
cos'è un Piano Strategico?
Il Piano Strategico è un documento programmatico che disegna le
tappe di sviluppo della città e del suo territorio nel lungo periodo,
realizzato attraverso un metodo e un processo - la pianificazione strategica
- finalizzati ad aggregare e coinvolgere tutta la comunità locale
in una riflessione sul proprio futuro e sulle azioni e i progetti per
realizzarlo.
Qual è l'obiettivo?
L'obiettivo principale è quello di costruire in modo condiviso
il futuro della città. A tal fine il metodo della pianificazione
strategica è orientato ad agevolare la comprensione, il dialogo
e la ricerca di soluzioni tramite la continua interazione fra gli attori
della città, favorendo e facilitando la creazione di pratiche partecipative
strutturate - seminari, tavoli di lavoro, progetti - nella gestione del
territorio.
La dimensione partecipativa non è, dunque, soltanto funzionale
ad una domanda di democrazia e di trasparenza, ma anche a rafforzare l'aggregazione
fra gli attori e con essa la coesione fra le varie istanze.
Chi partecipa?
L'attività di pianificazione strategica si fonda sulla partecipazione
allargata a tutte le istanze locali, pubbliche e private, e ai singoli
cittadini.
L'obiettivo di un coinvolgimento il più ampio e qualificato possibile
è una diretta conseguenza del nuovo ruolo delle città come
attori collettivi nella guida e direzione del governo del territorio:
esso richiede infatti l'aggregazione di tutte le forze e le istanze territoriali
per poter rispondere in modo rapido, efficiente ed efficace alle nuove
necessità.
In questa prospettiva, la città non può più essere
considerata semplicemente come luogo fisico. Essa è anche e soprattutto
una comunità collettiva, ricca di saperi e competenze diffusi tra
i vari attori: dalle istituzioni pubbliche alle organizzazioni private,
dalle associazioni fino ai singoli cittadini. Promuovendo la partecipazione
attiva di tutta la comunità, il processo di pianificazione strategica
intende attivare questa intelligenza diffusa quale elemento fondamentale
nella riflessione sul futuro della città. In questo processo creativo,
ciascun soggetto portatore di propri interessi contribuisce a creare una
visione di sviluppo della comunità locale e a ridefinirne l'identità.
L'azione sinergica di tutti gli attori identifica il valore aggiunto del
processo. L'individuazione e la realizzazione di progetti in modo coerente
ed ordinato favoriscono l'ottimizzazione delle risorse.
Perché 2020?
L'adozione dello strumento del Piano Strategico comporta una progettazione
di lungo periodo: è necessario che il territorio comprenda cosa
vuole diventare e dove vuole arrivare, per poter costruire poi i singoli
progetti in modo organico e coordinato. Ciò non significa realizzare
un piano statico e rigido. Si tratta piuttosto di un processo in continua
evoluzione, dove la pianificazione di lungo raggio consente di far muovere
singole azioni e obiettivi con la necessaria flessibilità, e quindi
di rispondere anche a necessità più contingenti.
In questa prospettiva l'anno 2020 potrebbe essere il giusto punto di arrivo,
lo stato ideale sul quale ricercare il consenso e in cui riconoscersi.
Guardare a 15 anni di distanza significa riflettere su cosa si vorrebbe
per il proprio territorio senza considerare soltanto gli interessi immediati
e particolaristici. Individuare questo stato futuro desiderabile è
il primo passo; quelli successivi - ossia i singoli progetti e le singole
azioni - dovranno collocarsi correttamente in questa visione più
ampia.
Quale territorio?
Le reti di relazioni economiche, politiche e sociali che insistono su
una città non sono confinate all'interno dello spazio amministrativo
della comunità locale, ma si estendono necessariamente su un'area
più ampia. La costruzione di un piano di sviluppo, proiettato su
uno spazio temporale di vent'anni, non può prescindere da queste
logiche.
La rete delle città Strategiche
Sulla scia dei casi europei più avanzati, numerose città
italiane hanno avviato processi di pianificazione strategica urbana: Torino
per prima nel 2000 e poi Firenze, La Spezia, Trento, Pesaro, Piacenza,
Vicenza, Verona, Venezia, Perugia e anche piccoli comuni che si sono uniti
per configurare problematiche d'area vasta (come il Nord Milano). Oggi
queste città hanno espresso l'esigenza di un confronto sui temi
e le politiche specifiche, ma anche sul modello di gestione e di governo
delle esperienze di pianificazione strategica in corso. In questa direzione
si muove una recente iniziativa, La Rete delle Città Strategiche,
lanciata dal Sindaco di Firenze Leonardo Domenici, a cui hanno aderito
ventuno città italiane e hanno manifestato interesse molte città
europee (tra cui Monaco, Birmingham, Praga, Edimburgo, Stoccolma e Brema).
La Rete intende migliorare un metodo di governo e potenziare le sue capacità,
rilevando le problematicità e cercando soluzioni fattibili con
un percorso di scambio e apprendimento continuo; in una dimensione più
internazionale la Rete vuole poi rafforzare il punto di vista delle città
nei confronti delle istituzioni comunitarie, riponendo al centro dell'agenda
della Unione Europea una politica urbana europea che oggi è ancora
troppo frammentata, settoriale e occasionale
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