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Alcolisti in trattamento: all’Expò di Olbia le famiglie degli 11 Club galluresi
Perdere la propria dignità a causa dell’alcol, annegare i propri dispiaceri in un bicchiere fino ad essere risucchiati in un vortice da cui è difficile tornare a galla. L'alcol distrugge, annienta, allontana gli affetti. Ma si può combattere e, con l’aiuto giusto, si può tornare a vivere. Questo è lo spirito che muove centinaia di volontari dell’Associazione A.C.A.T. “Il Ponte”. Sabato 25 ottobre hanno organizzato un incontro, aperto alla comunità, con le famiglie dei Club degli alcolisti in trattamento dal titolo “Il Club: la paura di arrivarci…il piacere di restare”. Il sindaco Gianni Giovannelli, presente alla riunione insieme all’assessore Uccio Iodice, ha sottolineato la grande dignità, la forza e il coraggio che caratterizzano il lavoro svolto all’interno dei Club. “Un’attività meritevole – ha aggiunto il primo cittadino – portata avanti dai servitori-insegnanti, dai familiari e dagli stessi alcolisti in trattamento. Il problema dell’alcolismo è trasversale, colpisce donne e uomini, giovani e meno giovani e, sempre di più, adolescenti e ragazzine. L’amministrazione comunale non può restare indifferente davanti ad un fenomeno facilmente riscontrabile anche ad Olbia. Crediamo sia necessario avviare un progetto di informazione e sensibilizzazione contando anche sulla vostra preziosa collaborazione”. All’Expò si sono incontrate le famiglie che fanno parte degli undici club presenti in Gallura. “Non è facile uscirne ma noi siamo pronti a dare una mano a tutti quelli che devono affrontare questo problema”, ha dichiarato Lina Salerno presidente dell’Acat il Ponte di Olbia. “L'alcol non è imbattibile e chi vuole veramente riprendersi la propria dignità e i propri affetti distrutti in un bicchiere, può farcela. In questo tortuoso cammino c'è una mano tesa: quella dei Cat, i club degli alcolisti in trattamento, nati per dare sostegno agli alcolisti e alle loro famiglie, perché l'alcol è un problema che non riguarda solo chi beve ma tutta la famiglia. I club accolgono tutti, non ci sono vincoli di età o di classe sociale, non esistono obblighi ma solo il dovere di riservatezza e puntualità. All’interno degli Acat galluresi il più giovane ha 30 anni, il più anziano oltre 70; ci sono allevatori ma anche professionisti affermati, perché ognuno dà all’alcol il motivo che vuole, soprattutto nella nostra Isola in cui è diffusa la cultura del bere. Si inizia dall’aperitivo, la bottiglia poi non manca mai durante i pasti e si conclude il pranzo o la cena con il digestivo. Il percorso è lungo e, purtroppo, a volte, si verificano ricadute dopo dieci anni di sobrietà. Per questo non bisogna mai abbassare la guardia”. I Club degli alcolisti in trattamento sono stati fondati nel 1964 dal professor Vladimir Hudolin, psichiatra croato, nell'ambito dell'approccio ecologico-sociale ai problemi alcolcorrelati e sono 2.500 quelli presenti in tutto il territorio nazionale. In Gallura sono undici di cui sette a Olbia. I Cat galluresi collaborano a stretto contatto con gli operatori del Ser.D. della Asl di Olbia. Molto significative e toccanti le testimonianze dirette accolte all’Expò con grande calore e rispetto. Dai dati elaborati dalla Banca dati dell’Aicat (Associazione Italiana Club Alcolisti in Trattamento), risulta che il 78% di chi entra all’interno dei Club per il trattamento degli alcolisti, riesce ad uscirne e a riprendere possesso della propria vita.
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