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Confronto tra studiosi riuniti per “Sas limbas de Sardigna”
“La lingua di un popolo è il centro della sua identità. In tempi di sostanziale omologazione, dall’abbigliamento al cibo, oggi i popoli si distinguono tra loro a orecchio, non a occhio, anche perché le differenze somatiche sono sempre meno un segno di appartenza a una determinata nazione. Dunque la lingua è il simbolo di un’identità, e altrettanto simbolicamente, la lingua scritta certifica la propria esistenza”. Partendo da questa considerazione Diego Corraine, brillante ed autorevole linguista sardo, è entrato nel vivo del convegno “Sas limbas de Sardigna” organizzato dalla Provincia dell’Ogliastra e dal Comune di Olbia. Il sindaco Gianni Giovannelli ha aperto i lavori, coordinati dall’assessore Uccio Iodice, ribadendo “il pieno sostegno dell’amministrazione a tutti i portatori di cultura, valore fondamentale e indispensabile in un percorso di vera crescita”. Diego Corraine, direttore de l’Ufitziu de sa Limba Sarda della Provincia ogliastrina, ha ricordato che “siamo la minoranza linguistica più grande d'Italia, la seconda lingua per numero di parlanti del nostro Stato”. Molto interessante anche l’intervento di Giuseppe Corongiu, direttore del Servizio lingua e cultura sarda della Regione, autore dell’opera “Pro sa limba ufitziale”. Riferendosi alle polemiche sulla lingua sarda comune, accusata di essere un prodotto realizzato a tavolino, Corongiu ha detto: “Serviva una decisione politica. Dobbiamo fare di tutto per evitare che questo tesoro vada perso. Ognuno continuerà a parlare la sua lingua, non sarà condizionato da quella che abbiamo scelto per gli atti scritti. Intanto ci attiveremo per creare nuovi strumenti che permettano di conoscerla”. Giuseppe Corongiu, in sintonia con Corraine, ha auspicato progetti di valorizzazione e tutela della lingua sarda non nei termini di un recupero museale, ma come occasione di modernità, nella prospettiva di un multiculturalismo che sappia adeguatamente valorizzare le diverse etnie. Altri qualificati studiosi, tra cui Mauro Maxia, Antonio Arca e Giovanni Canu, e artisti come Mario Brai e Teresa Soro, hanno quindi affrontato diversi aspetti relativi alle cinque lingue (il sardo, l’algherese, il gallurese, il tabarchino e il sassarese) riconosciute dalla legge 26 del 1997. Secondo Corraine, “la presenza di tante lingue è un’arma di difesa contro la globalizzazione schiacciante. La Regione dovrebbe continuare sulla strada che ha intrapreso e proporre leggi anche per le altre lingue”. Tutti d’accordo su un punto: è necessario creare una rete comunicativa che possa portare alla normalizzazione, alla visibilità, all’uso quotidiano della lingua. Esempi pratici, già attuati nel Nuorese e in Ogliastra, sono arrivati dalle immagini proiettate in sala: cartelli stradali in sardo e in italiano, insegne commerciali, adesivi, menù, campagne pubblicitarie e di informazione. La sfida è avvincente: il sardo, lingua della tradizione e, allo stesso tempo, lingua moderna che si confronta con le altre all’interno dell’Unione europea. |
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