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Inaugurata la sesta edizione di Vinisole
Inaugurata la sesta edizione di Vinisole, il Salone internazionale dei vini e delle isole del Mediterraneo, visitabile fino a domenica 18 maggio al piano terra del Museo Archeologico. Quest’anno partecipano produttori ed operatori del settore, provenienti da Sardegna, Sicilia, Pantelleria, Eolie, Corsica e Croazia. Presenti anche le confraternite del Nebiolo di Luras e del Moscato di Tempio. La manifestazione, ideata dall’enologo Giuliano Lenzini, è organizzata da “Enoturismo in Sardegna” con il contributo del Comune di Olbia. Importante la collaborazione della Confcommercio che sostiene l’iniziativa. Ha infatti coinvolto numerosi ristoratori che, in concomitanza con la rassegna, offrono menu a prezzi fissi nei loro locali. Prima dell’apertura degli stand, che ospitano una trentina di espositori, spazio ai saluti e agli interventi del Sindaco di Olbia Giovannelli, dell’Assessore Vanni Sanna, dell’organizzatore Giuliano Lenzini, del presidente di Confcommercio Italo Fara e di Sebastiano Sannittu, primo cittadino di Berchidda. Tutti d’accordo sulla validità di una formula che abbina momenti culturali ad una prestigiosa vetrina enologica, punto di riferimento e di confronto con le altre isole del Mediterraneo. L’appuntamento rappresenta anche un forte richiamo turistico e un interessante appuntamento, legato alla storia e alle tradizioni della città. Obiettivo del Salone è favorire l’incontro di produttori vitivinicoli attivi in diverse realtà mediterranee, grazie ad un programma ricco di degustazioni e dibattiti. Ribadita anche la volontà, da parte dell’amministrazione, di istituzionalizzare la manifestazione. Molto interessante la relazione dell’archeologo Rubens D’Oriano che ha ricostruito l’antichissima storia del vino. Sin dai tempi più remoti, gli uomini conoscevano i grappoli dell'uva. Ben presto si accorsero che l'uva spremuta dava un succo molto gustoso e, dopo una misteriosa fermentazione, questo si trasformava in una bevanda inebriante. Ebbe allora inizio un fenomeno evolutivo che ha coinvolto l’uomo, la pianta e la bevanda fino ai giorni nostri. I Greci lo consideravano un dono del Dio Dionisio che consentiva agli uomini di attingere a livelli di conoscenza alternativi. Lo stato alterato di coscienza provocato dal vino non era demonizzato dagli antichi che, al contrario, lo consideravano l’unico sistema per uscire dalla sfera umana e attingere a quella divina. Ma il vino nell'antichità era molto diverso da quello che conosciamo noi. Difficilmente veniva bevuto puro perché, essendo ad altissima gradazione, avrebbe causato un’ebbrezza eccessiva e quindi bestiale. Invece, per salvaguardarne la sacralità, si miscelava il vino con ingredienti vari, come timo, menta, cannella, miele, acqua (spesso salata), petali di rosa, pere, mele, bacche o radici e persino formaggio. Il vino, da sempre, ha unito terre lontane separate dal mare e innumerevoli testimonianze vogliono i Sardi bevitori sin dall'età nuragica. Ricco e squisito il buffet offerto ai numerosi ospiti italiani e stranieri dall’Associazione Cuochi della Gallura che, durante la Rassegna, offrirà un’utile consulenza per il corretto abbinamento tra pietanze e vini.
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