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L’ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede ha incontrato gli studenti del “Gramsci”

Aprire un dialogo per favorire il processo di pacificazione, promuovere lo scambio interreligioso, educare al rispetto della diversità attraverso la conoscenza. Sono questi gli obiettivi del delicato lavoro che, dal 2003, impegna Oded Ben Hur come ambasciatore d'Israele presso la Santa Sede. Il diplomatico ha promosso negli ultimi anni una serie di visite ufficiali, toccando oltre cento diocesi italiane. Numerosi anche gli appuntamenti che lo vedono protagonista nelle università e nelle scuole. In questi giorni l’ambasciatore, accogliendo l’invito di Don Gianfranco Saba dell’Istituto Euromediterraneo, ha fatto tappa in Gallura, per due giorni dedicati allo Stato di Israele. In mattinata, Oded Ben Hur ha incontrato gli studenti del Liceo classico “Gramsci”. Il vice-presidente Elena Burrai ha portato il saluto dell’amministrazione provinciale; presenti anche il  Sindaco di Olbia  Gianni Giovannelli e  l’assessore alle Politiche Comunitarie Vanni Sanni .

“Il rapporto tra la Santa Sede e Israele – ha dichiarato l’ambasciatore – è davvero unico perché abbraccia una storia lunga oltre 2000 anni, fatta anche di dolore, persecuzioni e antisemitismo. Quello del dialogo interreligioso è un problema di pressante attualità, alla luce delle recenti minacce che provengono dal mondo islamico”. Alcuni studenti hanno rivolto al diplomatico, alcune domande, anche critiche sulla politica israeliana nei confronti del popolo palestinese. “L'attuale situazione di grande tensione tra le varie anime della dirigenza palestinese complica le cose - ha  rimarcato Ben Hur - vorremmo un popolo compatto, un interlocutore unico che abbia nel proprio vocabolario il termine dialogo, tuttavia siamo fermamente convinti che il processo di pace è inarrestabile, può subire pause ma andrà comunque avanti. È interesse nostro, ma lo è ancora di più dei palestinesi se vogliono coronare il sogno di una patria. A Israele piacerebbe che si sapesse distinguere tra chi è per la pace e chi no, tra chi persegue i valori della vita e chi l'orrore della morte; è la premessa necessaria per arrivare alla stabilizzazione della regione”. Oded Ben Hur, nel suo intervento, ha affrontato alcuni temi già al centro di una sua precedente visita compiuta, sempre ad Olbia, nel giugno 2006.  Anche al “Gramsci” ha ripercorso le fasi salienti dei rapporti tra mondo cristiano e mondo ebraico caratterizzati da quello che egli definisce “un abisso di ignoranza reciproca”. Ben Hur  ha ricordato le teorie che, nel corso dei secoli, hanno alimentato sospetti, paure, pregiudizi e un antisemitismo palese o strisciante.

“Il primo passo è arricchirci ed informarci reciprocamente - ha ribadito l’ambasciatore israeliano- per poter uscire dalle nostre trincee ideologiche. Dall'ignoranza nascono gli “ismi”, il fondamentalismo, l'antisemitismo, l’anticristianesimo. Occorre che i Governi investano molte più risorse sull'educazione scolastica. Non si tratta di fare il lavaggio del cervello alle nuove generazioni, ma di far conoscere i pilastri fondamentali dell'Ebraismo, del Cristianesimo, dell'Islam. Dobbiamo costruire ponti di conoscenza e di fratellanza”.   Ben Hur ha ammesso che, negli anni, si è lavorato per ricucire i rapporti tra cristiani e ebrei, ma resta ancora molto da fare. Ha quindi ricordato le “quattro tappe fondamentali” del progetto di fratellanza portato avanti da Giovanni Paolo II:  la visita al campo di Auschwitz, il cammino dalla Basilica di San Pietro alla grande Sinagoga, la visita in Israele, la ripresa dei rapporti diplomatici”. Quanto a Papa Ratzinger, il giudizio dell’ambasciatore israeliano resta positivo nel constatare che “la Chiesa di Roma, nel suo Catechismo ribadisce il suo impegno contro l’antigiudaismo e l’antisemitismo. È molto difficile leggere e capire la situazione mediorientale senza avere interiorizzato la Bibbia, il codice che aiuta a comprendere il contesto, e Benedetto XVI è un insigne biblista. Ho proposto alle autorità vaticane di creare una task force con esponenti delle tre religioni, la cristiana, l’ebraica e la musulmana, che percorrano i vari paesi del Medio Oriente per propagarvi un messaggio di riconciliazione, per sensibilizzare e coinvolgere coloro che vogliono sinceramente la pace e separarli dai gruppi estremisti e aggressivi. Un Israele che viva in sicurezza e in pace con i vicini è l’unica garanzia per le Chiese del Medio Oriente”.