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La mostra di Stefano Sanna nella home gallery di Via Acquedotto Romano 19
Si conferma vincente la formula della “home gallery” lanciata lo scorso 30 giugno da Germana Olivieri e riproposta sabato scorso in via Acquedotto Romano 19. La prima volta, ad ospitare quadri e sculture di vari artisti, erano state le scale e la terrazza della sua casa. Per quel felice debutto estivo, dal tardo pomeriggio fino alle due del mattino, centinaia di amici ed appassionati d’arte avevano visitato l’esposizione, di notevole livello artistico e caratterizzata da un allestimento originale, proposto in un insolito scenario. Altrettanto successo ha riscosso la seconda mostra organizzata da Germana Olivieri che, questa volta, ha ospitato nelle stanze del suo appartamento, le opere di Stefano Sanna, nato nel 1975 a Benin City in Nigeria, da padre italiano e madre svizzera.
Attualmente, il giovane ed eclettico artista vive tra la Toscana e la Gallura alternando al lavoro di pittore, quello di decoratore ed illustratore per pubblicità e libri per l’infanzia. Vincitore del 2° premio di pittura alla Biennale di Roma del 2000, Stefano Sanna è “approdato” nella home gallery di Germana Olivieri, dopo diverse e prestigiose esperienze espositive in Italia e all’estero. Per la mostra al civico 19 di via Acquedotto Romano, ha scelto una serie di opere, intitolata “Spore”, che ruota intorno ai due temi-cardine del tempo e della trasformazione. Nelle tele, nelle lamiere e nei legni, si “legge” l’azione lenta ma ineluttabile degli agenti naturali e degli accidenti umani. L’effetto estetico e quello poetico si fondono in un gioco sottile e raffinato dove Stefano Sanna imita la natura: stratifica e dissolve, copre e scrosta, sovrappone e graffia, nasconde e rivela.
Per le sue “Spore” ha utilizzato stucco, cera, stampi, grate di ferro, vernici, pastelli, cartoni, acrilici, carta da forno e altro ancora. Quella dell’artista è anche una riflessione sulle relazioni umane: persone che si cuciono insieme, legami gelidamente tradotti in suture fra “pezzi”. E, dentro ogni quadro, si nasconde una storia, raccontata dal pittore-narratore, attraverso frammenti, numeri, sagome, lettere che rappresentano altrettanti indizi. I dipinti, sistemati nel soggiorno, in cucina e nella camera da letto, hanno attirato, fino alle cinque del mattino (ora in cui la mostra è stata smantellata), l’interesse, la curiosità e l’ammirazione di tantissimi visitatori dell’accogliente home gallery. Nel suo biglietto d’invito, Germana Olivieri (rientrata ad Olbia dopo un Master in Comunicazione e Pubbliche Relazioni ed alcune collaborazioni con il Piccolo Teatro, Spoleto Festival e World Youth Orchestra) aveva scritto “ Via Acquedotto Romano 19 è un indirizzo, un luogo chiamato casa; un rifugio che accoglie gli spiriti curiosi, che unisce filosofie e pensieri. L’arte, discutibile o non, bella o brutta, raffinata o volgare, è la VIA che dovremmo percorrere alla ricerca di orizzonti più ampi e necessari. Tutto ciò che accade in questo luogo è un invito all’incontro e al confronto: la mia casa è solo un mezzo perché ciò accada. In un’epoca in cui l’individualismo imprigiona la nostra propensione all’apertura, io voglio accogliere, a mia volta, un invito di molto tempo fa: “Porta l’universo ad abitare nella tua casa e te stesso ad abitare nell’universo”. |
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