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Otto marzo, storia di una donna: Marisa Brugna all’Expò


Nella sala congressi dell’Expò, gremita di studenti, si è tenuto un incontro organizzato dall’associazione “Giovanna Baino” presieduta da Patrizia Albanese. L’assessore alla Cultura Paolo Calaresu, il vice-presidente della Provincia Elena Burrai e il Sindaco di Telti Matteo Sanna, hanno sottolineato la necessità di un impegno forte e collettivo, sin dai primi gradi del sistema d'istruzione, finalizzato al rispetto della donna, alla cultura della non violenza, al principio dell’uguaglianza  e delle pari opportunità. Protagonista della manifestazione: Marisa Brugna, autrice del libro “La memoria negata”. 

La sua storia è quella di una donna che ha vissuto un’esperienza umana drammatica legata ad una pagina di storia poco nota. Marisa Brugna, nata nel 1942, è stata personalmente coinvolta nel dramma dei profughi dell'Istria, di Fiume, di Zara, della Dalmazia. Ha solo sette anni quando, nel 1949, insieme alla sua famiglia, è costretta ad abbandonare in tutta fretta il piccolo paese di Orsera, arrivando in Sardegna nel 1959 dopo aver trascorso la fanciullezza e l’adolescenza in un campo profughi in Toscana. “Dal momento in cui sono entrata in quel campo- ha detto Marisa Brugna-  ho perso la mia dignità, sono diventata un’emarginata, una diversa. Sono stati anni di assoluta povertà, di promiscuità nelle baracche, di vergogna.

Sapete cosa vuol dire vivere dieci anni in un campo profughi? Italiana senza cittadinanza, fuggita dalla mia terra dove era iniziata una feroce pulizia etnica. La mia famiglia espropriata di tutto, ridotta in miseria, ignorata dal governo di Roma e dall’intera nazione che preferiva non vedere e non sapere cosa stava succedendo ai connazionali della Venezia Giulia. La mia irrequietezza, la mia tenacia e volontà di riscatto, spesso scambiate per caparbietà, sono state la mia salvezza, tra le mille insidie materiali, ma soprattutto morali del campo.”. Marisa Brugna,  ha ricordato agli studenti che la sua testimonianza  non rappresenta un caso isolato; la sua storia è simile a quella di 350 mila esuli giuliani giunti in Italia solo con le valigie e gli abiti che avevano indosso. Molti erano sfuggiti alla violenza degli slavi, alla feroce caccia all’italiano scatenata dai titini dopo la fine della guerra. Ma migliaia di familiari e amici erano finiti nelle foibe.