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E’ una piazza romana l’ultimo “tesoro” scoperto ad Olbia

Nel corso di una conferenza stampa gli archeologi Rubens D’Oriano e Giuseppe Pisanu hanno fatto il punto sull’importante rinvenimento effettuato durante i lavori per il rifacimento della rete idrica. Ufficialmente confermata l’ipotesi iniziale: una piazza romana è affiorata dal sottosuolo, a pochi passi dal porto vecchio, nell’area prospiciente il Municipio centrale. Gli scavi hanno restituito parte della sistemazione urbanistica data dai Romani allo spazio intercorrente tra il fronte del porto e le mura di cinta nelle adiacenze del decumanus maximus che era la strada principale corrispondente all'attuale Corso Umberto. “Siamo quindi nel cuore dell'area- hanno sottolineato gli archeologi-  nella quale avviene il primo contatto e scambio non solo commerciale ma anche culturale e umano tra la città e gli "stranieri", e che rivestiva pertanto un forte valore simbolico sul piano urbanistico.

E' prematuro, in attesa dello studio, affermare con certezza che ci troviamo di fronte ad una porzione del foro di Olbia romana, cioè la piazza principale della città, punto principe di aggregazione della vita civile, politica, commerciale, economica, anche se questo è il forte sospetto”. L'area è interessata già dall'età di Cesare e Augusto (seconda metà del I sec. d. C.) da edifici imponenti e colonnati. Negli ultimi decenni del I sec. d. C., con la dinastia Flavia (imperatori Vespasiano, Tito e Domiziano), viene realizzata questa piazza lastricata, che a nord, era arricchita da un monumento circolare di cui resta la base, probabile sede di una statua di divinità o di un importante personaggio pubblico. A sud e a est (cioè verso il porto) comparivano invece delle botteghe, una delle quali ospitava un impianto di lavorazione dei murici (bocconi) per l'estrazione della porpora. Questo era  il colorante per tessuti più ricercato e pregiato dell'antichità, come si può capire dall’espressione “rivestire la porpora imperiale”.

La scoperta, documentata da moltissimi frammenti di murici, è molto significativa per la ricostruzione dell'economia di Olbia antica. Qui esistono prove della estrazione della porpora già nella fase punica (nell'antichità era famosa la porpora di Fenici e Cartaginesi). Evidentemente gli stagni tuttora circostanti la città erano anche allora una risorsa importante. Un ultimo dettaglio: più previdenti e più attenti di noi, gli antichi esiliavano le produzioni inquinanti al di fuori o ai margini degli abitati, e anche quello ora rinvenuto non fa eccezione in ottemperanza alle disposizioni che individuavano proprio la porpora tra le lavorazioni maleodoranti.

La piazza lastricata va in disuso alla metà del V sec. d. C. esattamente quando i Vandali affondarono  10 dei relitti rinvenuti nello scavo del tunnel, durante l’attacco devastante alla città che causò la fine di Olbia romana. Il “tassello” della piazza romana conferma ulteriormente questo scenario storico e anche la sopravvivenza dell’abitato nei secoli successivi dell'Alto Medioevo (VI-X d.C.). In quella fase il nome si trasformò in Fausiana e la comunità sicuramente conduceva un’esistenza più stentata e difficile se paragonata al glorioso passato dell’Olbia romana. Tra gli indizi utili, gli archeologi hanno evidenziato un piano di calpestio e una canaletta, forse di scolo, che si sovrappongono e in parte danneggiano le botteghe poste a est della piazza lastricata e ormai abbandonate.

Evidentemente, anche se l'abitato era notevolmente ridotto rispetto a quello romano, esso gravitava sul suo approdo. In effetti, al porto di Olbia, riparato e protetto dai venti, il più vicino alle coste della penisola, sono legate le alterne fortune della città che nel corso dei suoi 2500 anni di storia è stata distrutta e ricostruita varie volte ma, più o meno, sempre sugli stessi luoghi. In collaborazione con l'Amministrazione Comunale, sono in corso le valutazioni tecniche per  verificare la possibilità di lasciare in luce la piazza. Per gli olbiesi sarà sicuramente un’emozione poggiare i piedi sullo stesso lastricato già calcato dai loro concittadini 1.800 anni fa. E, sotto l’aspetto turistico, la valorizzazione dell’area, con la sua  sistemazione “a vista”, darebbe il giusto risalto, alla zona dell’avamporto, attualmente oggetto di un’intensa attività di riqualificazione estesa su tutto il waterfront urbano.