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Esame sulla reliquia attribuita a San Simplicio su eBay

Ci vorranno alcuni giorni per conoscere l’esito della ricognizione sul frammento di tibia attribuito a San Simplicio e recuperata sul sito di aste e vendite on-line eBay.it. Da un primo esame, effettuato dalla paleoantropologa Licia Usai e dall’archeologo Domingo Dettori, l’osso contenuto nella teca in argento, aperta stamattina nella sacrestia della Basilica, è sicuramente umano. Presenta evidenti tracce di combustione e, proprio questo fatto, potrebbe  rivelarsi un elemento importante. Infatti, l’ispezione odierna, organizzata Don Francesco Tamponi dell’ Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Tempio-Ampurias, ha messo a confronto la reliquia fortunosamente recuperata in Internet e i resti ossei appartenuti con certezza a San Simplicio e ai suoi compagni Diocleziano, Fiorenzio e Rosula. Questi frammenti conservati ad Olbia, da circa 600 anni in un’unica cassetta, sono già stati sottoposti a varie analisi. Solo oggi, però,  è stato possibile scoprire, grazie all’intervento della dr.ssa Usai, che buona parte delle ossa di questi martiri (tre uomini e una donna) appaiono combuste.

L’incenerazione dei cadaveri era una consuetudine dell’epoca e, lo stesso tipo di combustione, è stato rivenuto sul pezzo centrale di tibia, acquistato su eBay per 500 euro dall’Ufficio Beni Culturali della Diocesi. La vicenda è stata ricostruita nei dettagli da Don Francesco Tamponi che ha esordito spiegando le origini e lo sviluppo del culto di San Simplicio (informazioni storiche sono reperibili cliccando www.sansimplicio.org/santo/santo2.htm). Qualche mese fa, alla Diocesi è arrivata un’informazione che ha destato molta curiosità ed interesse. Sul sito eBay un antiquario toscano aveva messo in vendita una reliquiario settecentesco di pregevole fattura, contenente un osso di San Simplicio.

La teca, forse preveniente da una cappella privata della Lucchesia, ha subito attirato l’attenzione dell’Ufficio Beni Culturali e di Don Francesco Tamponi. La Basilica di San Simplicio, intorno al 1750, visse una fase molto travagliata della sua lunga storia. Malgrado la documentata presenza della Porta Santa, la chiesa fu trasformata in un lupanare, tanto che lo stesso Vescovo ne decretò la chiusura, affidando le chiavi ad un custode. Fu necessario riconsacrare la Basilica che, nel frattempo, subì più di qualche furto. E’ quindi possibile che qualche reliquia di San Simplicio sia stata portata via  dalla cripta sotto l’altare che, a quei tempi, ospitava i resti del Martire, sempre  venerato dalla comunità locale. Bloccare l’asta su eBay e ritirare la reliquia dal mercato ha comportato una spesa di 500 euro. La tempestiva decisione ha impedito che il prezzo, inizialmente partito da 250 euro lievitasse ulteriormente.

In questi anni, grande impegno è stato profuso, proprio dall’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Tempio-Ampurias, in un programma per la ricerca delle fonti della cristianità in Gallura. Le reliquie di San Simplicio e dei suoi compagni di martirio, custodite nella cassetta di legno istoriato, sono state al centro di un percorso storico-religioso che ha saputo fondere identità comune e pietà popolare. Nel corso della ricognizione odierna, al reliquiario acquistato su eBay è stato tolto il sigillo di ceralacca rosso con un timbro raffigurante un copricapo arcivescovile. Davanti al parroco Don Debidda e a numerosi giornalisti, fotografi e cameramen, è stata aperta la teca ed estratto con estrema cura l’osso avvolto in una complicata creazione di tulle, perle di vetro e passamaneria dorata. Contemporaneamente si apriva la cassetta “storica” contenente  le ossa di San Simplicio e dei suoi compagni martiri  Rosola, Diocleziano e Fiorenzo. Viste le condizioni dei resti, molto frammentati, sarà necessario proseguire le indagini alla ricerca di una “prova” difficile ma non impossibile per accertare l’autenticità della reliquia, attribuita su eBay a San Simplicio.