 |
|
Il Consorzio Stazzi Gallura cresce e insegna
Il Consorzio Stazzi di Gallura è ormai una realtà che comprende 44 aziende agrituristiche. Quattordici di queste operano nel territorio olbiese e sono attualmente impegnate nel realizzare una serie di progetti. Istituito grazie al Patto Territoriale Riviera di Gallura, il Consorzio, presieduto da Natalia Varsi, ha cominciato la sua attività nel giugno 2005. Da allora ad oggi, sono state realizzate diverse manifestazioni; dato alla stampa il materiale informativo ed illustrativo; girati i video promozionali e un filmato di 15 minuti, per la regia di Salvatore Cubeddu, sulla vita negli stazzi galluresi dal 1850 ad oggi. L’obiettivo di questa intensa campagna di informazione è promuovere la riscoperta di tradizioni, saperi e sapori di una civiltà tanto autoctona quanto affascinante. Particolare attenzione è rivolta al mondo della scuola nell’intento di perpetuare il rito dell’apprendere gesti atavici nel rispetto della tradizione orale tanto cara agli abitanti degli stazzi. Un altro traguardo è il decollo di un progetto di Club per identificare la genuinità e la tipicità dei prodotti galluresi. Si punta quindi a rafforzare i rapporti di collaborazione con i Comuni e la Provincia per riuscire a valorizzare le risorse eno-gastronomiche, qualificando i servizi offerti dalle aziende e l’immagine complessiva del settore.
Il Consorzio, oltre a partecipare a sagre e a manifestazioni territoriali durante tutto l’anno, ha varato un fitto calendario di lezioni di etnobotanica tenute dalla dr.ssa Caterina Azara della società Litos. I seminari spaziano dalle piante medicamentose usate nei vecchi stazzi, alla preparazione del pane e delle focacce già apprezzate dagli antichi nuragici. Un esempio concreto dell’interessante attività svolta dal Consorzio si è avuto domenica scorsa nell’agriturismo Agrisole di Monica Derosas. Dopo aver gustato le vecchie e squisite ricette delle nonne galluresi, preparate in collaborazione con Stazzu li Paladini, i numerosi partecipanti sono stati istruiti su piante, erbe e bacche tipiche della zona. Negli stazzi venivano usate per scopi commestibili, igienico-sanitari, cosmetici e magici. Tra i tanti esempi citati, quello dell’olio di lentischio che richiedeva una lavorazione lunga ed impegnativa. A Carnevale si usava per cuocere le frittelle; ottimo anche nel minestrone e nell’impasto della focaccia “lu coccu” cotta nella cenere. Ma l’olio di lentischio, dagli antichi Romani, veniva impiegato anche per idratare la pelle e le stesse proprietà cosmetiche gli vengono riconosciute dalle donne delle Baleari. Le dune, le spiagge e gli stagni ospitano piante un tempo preziose per i vecchi galluresi; a cominciare dalla salicornia, raccolta e trattata con il lardo e la cenere per fare il sapone spesso ingentilito con alloro, timo o lavanda. Ma gli arenili di allora erano anche vere e proprie farmacie ricche di semi, radici, rami e foglie; rimedi tanto naturali quanto efficaci ben noti al popolo degli stazzi.
La lezione, promossa dal Consorzio Stazzi di Gallura, ha riservato uno spazio alle piante usate per scopi divinatori. Un esempio su tutti: il verbasco, in gallurese trifoddja, nota anche come bandiera di San Giovanni. Qualche settimana prima dell’alba fatidica, la ragazza nubile sceglieva una pianta e la identificava con un nastrino. Il responso era atteso con ansia fino al 24 giugno e doveva arrivare prima che spuntasse il sole, sotto forma di un insetto. Ma non tutti avevano lo stesso significato. L’agognato ragno faceva presagire un futuro marito medico; molto apprezzato anche lo scarabeo, messaggero di un ricco carrolante; fortuna in arrivo pure con la coccinella “ambasciatrice” di un impiegato benestante; un bruco sul verbasco era segnale certo del fidanzamento con un ortolano mentre la formica apriva la via ad un pastore proprietario di pecore. Brutte notizie invece per la signorina che sulla pianta trovava una farfalla o una mosca: in arrivo per lei c’era un nullafacente. Una foglia vuota, senza insetti di alcun tipo, indicava un altro anno di zitellaggio. Anche il colore degli animaletti aveva un suo significato: più sgargiante era e più consistente sarebbe stato il patrimonio del futuro marito. Non per niente, i vecchi dicevano che tra le foglie del verbasco ci abitava il diavolo, sinonimo di ricchezza. |
|