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Architetture d'autore in mostra al Museo di Olbia

 

Resterà aperta sino al prossimo 30 ottobre la mostra “Progettare in Costa: disegni, spazi e architetture nella Gallura del secondo Novecento”, allestita nel Museo Archeologico Olbia. L'esposizione è stata curata dalla Soprintendenza e dall'Ordine degli Architetti. All'affollata cerimonia di inaugurazione erano presenti i vertici provinciali dei due Enti, Stefano Gizzi e Giangiuliano Mossa, il Sindaco Nizzi, diversi amministratori galluresi e numerosi professionisti, tra cui vari protagonisti della mostra. Il percorso, attraverso le fotografie, i disegni e i plastici delle costruzioni più significative realizzate lungo la Costa Smeralda e dintorni, ha tutte le carte in regola per catturare l'attenzione di un pubblico molto vasto. Per la prima volta, è stata concentrata in un unico evento espositivo, tanta “architettura d'autore” che va ad inserirsi in un contesto paesaggistico di altissimo pregio. Le grandi firme nazionali ed internazionali, sbarcate in Gallura nei primi Anni Sessanta al seguito dell'Aga Khan, a cominciare da Luigi Vietti, Jacques Coüelle e Michele Busiri Vici, hanno inventato uno stile architettonico nuovo che si è imposto nel mondo.

La Costa Smeralda dei “padri fondatori”, con il passare del tempo, ha perso classe, discrezione e rigore virando su un genere più “balocco” e di maniera. Il modello Disneyland, seguito da fin troppi cattivi imitatori dei professionisti “storici” della Costa, ci è stato comunque risparmiato nella ottima selezione di lavori in mostra ad Olbia. Sono stati privilegiati gli esempi di vera architettura e i tentativi intellettualmente onesti di ricerca, non aggressivi rispetto all'ambiente e alle caratteristiche locali. L'architetto Stefano Navone, in prima linea nell'organizzazione della mostra, ha sottolineato un altro obiettivo dell'iniziativa: “dimostrare come talvolta, un corretto procedimento progettuale se sostenuto da rigore intellettuale e culturale, sia in grado di produrre architetture di qualità anche in assenza o in carenza di quei processi pianificatori comunque ritenuti indispensabili per il raggiungimento di un auspicabile diffuso elevato standard di qualità”.

Il Soprintendente Stefano Gizzi ha precisato che “ conta la qualità del costruito e non i metri di distanza dal mare” e, per capire questo concetto è sufficiente seguire il percorso cronologico, suddiviso in 57 stands (si va da Vico Magistretti sino a Gianni Gamondi, progettista della Certosa), allestito nelle sale del Museo progettato da Vanni Maciocco ed esso stesso valido esempio di buona architettura. Ma, la Costa Smeralda e i suoi architetti, non sono gli unici protagonisti della mostra. Anche i Donà dalle Rose e Raphael Neville chiamarono in Gallura artisti ed eccellenti professionisti per creare Porto Rotondo e Porto Raphael. Arrivarono da Milano, Roma, Venezia e Torino portando contributi ed esperienze preziose, insieme alle caratteristiche della scuole alla quali appartenevano. Ed ecco, sfilare i bozzetti, i disegni e i progetti di Marco Zanuso, Giovanni Michelucci, Vico Mossa, Luigi Caccia Dominioni, Cini Boeri, Aldo Rossi, Vittorio Gregotti, Andrea Cascella, Mario Ceroli, Alberto Ponis, Gianni Gamondi, Peter Schnek, Marina Sotgiu e tantissimi altri. Il messaggio che si ricava è chiarissimo; è un invito a guardare al passato per costruire con stile e qualità nel presente e nel futuro. Altrettanto interessante è il contorno “letterario” composto da ritagli dei giornali dell'epoca che fanno rivivere tutto il dibattito politico e sociale che precedette l'apertura dei primi cantieri sulle coste galluresi.