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15 maggio 2004: 1700 anni fa il Martirio di San Simplicio; oggi la Processione

 

Il 15 maggio, giornata centrale dei festeggiamenti in onore di San Simplicio, Patrono di Olbia e di tutta la Gallura, quest'anno coincide con il millesettecentesimo anniversario del suo martirio. Lo ha ricordato il Vescovo Mons.Paolo Atzei che ha ufficialmente proclamato l'inizio del Giubileo Simpliciano con la celebrazione della Santa Messa, officiata questa mattina in Basilica. Nel pomeriggio, la devozione popolare ha vissuto i momenti più intensi nella solenne processione che ha accompagnato la statua del Santo. Imponente, come sempre, la partecipazione della gente in uno spettacolare trionfo di colori, costumi e fiori. Il corteo guidato dal Vescovo Mons.Paolo Atzei, si è mosso dal sagrato della Basilica minore , gioiello dell'architettura romanico-pisana e, e per due ore si è snodato attraverso le strade del centro per poi ritornare alla chiesa.

Dietro il Santo, nel pieno rispetto della tradizione, hanno sfilato i rappresentanti delle istituzioni, autorità politiche e militari, il Comitato dei festeggiamenti, le associazioni di volontariato e oltre venti gruppi in costume provenienti da tutta l'isola. E' stata anche una festa del folklore, magnifica cornice della celebrazione religiosa. Ancora una volta la città si è raccolta intorno al suo Santo per il saluto annuale, diventato ormai una ricorrenza storica in grado di risvegliare un diffuso sentimento di condivisione di radici, tradizioni e identità comuni. La processione in onore di San Simplicio ha sicuramente origini molto antiche ma la prima documentazione si ha solo nel 1835, quando l'erudito francese Valery, bibliotecario del re a Versailles, scrive che “nella chiesa posta su un piccolo altipiano, a circa cinque minuti di distanza dall'abitato, si celebravano messe solo due volte all'anno, una delle quali era a metà maggio per la festa del Santo”.

L'antica chiesa romanico-pisana, costruita da maestranze lombarde nel primo quarto del XII secolo, era l'unico monumento che potesse incuriosire un viaggiatore di passaggio come il Valery. Ma lo spettacolo offerto dall'edificio sacro, in completo stato di abbandono, era desolante: “Nella chiesa ­ scrisse nelle sue memorie di viaggio ­ v'erano tanti uccelli che facevano uno schiamazzo spaventevole coi loro gridi e con lo sbattere delle ali mentre cercavano d'uscire dalle finestre lunghe e strette... Dalla chiesa di S. Simplicio si gode una vista superba della pianura coronata da colline di forme diverse, con lo sfondo dell'isola di Tavolara. Tutto questo deserto ispira antichità: si vedono gli avanzi di muri e d'un acquedotto e si può immaginare l'estensione della città antica che il console Lucio Cornelio Scipione non aveva osato attaccare”. Anche quest'anno, si sono rivissute suggestioni, emozioni nuove e, allo stesso tempo, antiche, grazie all'affascinante e consolidata ritualità di gesti e comportamenti. E mentre gli anziani ritrovano la memoria del loro passato, i giovani sono colpiti da questo sorprendente e vitalissimo intreccio di spiritualità, devozione e tradizioni popolari.