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“Olbia, la Terranova del nostro passato”: presentato il libro di Vittorio Farneti.

 

Presentato presso la sala convegni del Palazzo Expò, il libro “Olbia, la Terranova del nostro passato”, curato dal prof.Vittorio Farneti. Il volume oltre a raccontare l’architettura della città, fatta di palazzi e case minime, piazze e vicoli, ne documenta gli stravolgimenti e, in troppi casi, il degrado attraverso fotografie e disegni più efficaci di qualsiasi commento. Dopo il saluto dell’Assesssore alla Cultura Paolo Calaresu, la parola è passata ad Antonetto Lupacciolu che ha ripreso il concetto da lui espresso nella prefazione dell’opera: “I centri storici hanno sempre una dignità che prescinde dal pregio di palazzi e monumenti, in quanto rappresentano un punto fermo della memoria collettiva e un luogo di riferimento per gli abitanti vecchi e nuovi della città. Il lavoro di Farneti non è improntato al puro esercizio accademico ma deve essere accolto come un messaggio ed uno stimolo per la valorizzazione del patrimonio urbanistico.

Questo libro può contribuire a salvare quella “Architettura” che, seppure non eccelsa, è comunque una testimonianza degna di essere tutelata”. L’obiettivo non si limita ad un maggior decoro urbano ma alla riscoperta delle potenzialità di un centro storico “svelato e rivelato” nei suoi aspetti più peculiari. L’accuratezza dei riferimenti tecnici si sposa all’attenzione e all’affetto dell’autore per la sua città di adozione. Nei vari capitoli, viene ripercorsa la crescita, spesso tumultuosa e disordinata, di Terranova prima e di Olbia poi. Nel corso della presentazione del libro, Vittorio Farneti ha proiettato una serie di immagini fin troppo significative: l’architettura di numerosi edifici, nel corso degli anni, è stata stravolta senza alcun rispetto dello stile originario. Impietoso il paragone tra molti palazzetti, un tempo pieni di fascino e oggi completamente degradati o deturpati da assurdi interventi. Il merito di Farneti sta proprio nell’aver proposto un’opera che fornisce concreti spunti di riflessione, stimolo e confronto. Va intesa anche come un appello all’orgoglio civico ed un invito a “ vedere la città, con occhi nuovi, liberati dal velo dell’abitudine”.